Categoria: Cronaca
La 'ndrangheta che parlava a ruota libera Polizia e Carabinieri hanno piazzato microfoni e telecamere nei posti più impensati
Le intercettazioni sono state la rovina degli indagati dell'operazione "Il Crimine". Polizia e Carabinieri hanno piazzato microfoni e telecamere nei posti più impensati e hanno sentito e filmato boss e gregari. Ne è venuto fuori lo spaccato di una 'ndrangheta che si sentiva sicura e parlava in libertà. E svelava segreti e retroscena.
In particolare, si segnalano le conversazioni registrate a partire dal luglio 2009 dalla Polizia (Sco della mobile di Reggio e commissariato di Siderno) nella lavanderia "Apegreen" gestita a Siderno da Giuseppe Commisso, detto "Il mastro". Il locale, situato al piano seminterrato di un centro commerciale di proprietà dei familiari di Cmmisso, è protetto da sistemi di allarme elettronici e non è raggiunto dalla copertura radiomobile. Per questo era considerato il luogo ideale per discutere senza il rischio di essere sentiti. Nella lavanderia "Il mastro" riceveva quotidianamente le visite di affiliati, alcuni giungevano anche dall'estero, e discuteva di piani strategici, alleanze con gli altri clan, tutela degli interessi della "famiglia". Ma anche di nuovi criteri per riorganizzare l'assetto generale dell'organizzazione. Il tutto senza mai ricorrere a linguaggi criptici o convenzionali.
Le conversazioni registrate hanno consentito agli inquirenti di accertare come Commisso non solo fosse al vertice dell'omonima famiglia criminale ma anche come il suo spessore criminale sia riconosciuto anche a livello internazionale. L'inchiesta ha permesso di ricostruire l'attuale organizzazione della 'ndrangheta non solo nella provincia di Reggio ma anche su gran parte del territorio nazionale, europeo e anche oltre oceano. I dialoghi captati all'interno della lavanderia corrispondono perfettamente a quanto accertato dai Carabinieri e permettono di fotografare lo stesso fenomeno da angolature diverse. Lo stesso sistema capillare di intercettazione, infatti, è stato seguito dagli investigatori dell'Arma che hanno piazzato telecamere e microspie nell'agrumeto di Domenico "Micu" Oppedisano, l'insospettabile grande vecchio della criminalità organizzata reggina. Il "capo crimine" conversava liberamente con quanti andavano a trovarlo. Le intercettazioni hanno rappresentato il riscontro a quanto emerso dalle indagini sui nuovi assetti della 'ndrangheta. Intanto, hanno lasciato il carcere 15 dei 104 fermati nel corso dell'operazione "Il Crimine", condotta martedì sull'asse Milano-Reggio, con il coordinamento del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. Dopo gli interrogatori di garanzia, nelle carceri delle città dove era stato eseguito il provvedimento, 6 indagati sono tornati liberi e altri 9, tutti accomunati dall'età piuttosto avanzata, hanno avuto il beneficio dei domiciliari. Su pronuncia dei gip competenti per territorio, dunque, sono stati convalidati i fermi e emessa ordinanza cautelare in carcere per Domenico Oppedisano e altri 88 indagati. Hanno riacquistato la libertà: Mario Gaetano Agostino, 66 anni, San Giorgio Morgeto; Vincenzo Lombardo, 49 anni, Rosarno; Pietro Flachi, 54 anni, Melito P.S.; Pasquale Napoli, 51 anni, Melicucco; Antonio Nucera, 55 anni, Condofuri; Domenico Alvaro, 86 anni, Sinopoli. Sono, invece, passati dal carcere ai domiciliari: Giuseppe Giampaolo, detto "Peppinu u russeddu", 74 anni, San Luca; Filiberto Maisano, 78 anni, Palizzi; Salvatore Napoli, detto "Saro", 74 anni, Melicucco; Rocco Zoccali, 78 anni, Bagnara; Salvatore Romeo, 89 anni, Roghudi; Domenico Focà, 75 anni, Grotteria; Vincenzo Commisso, 74 anni, Siderno; Francesco Marzano, 78 anni, Siderno; Antonio Commisso, 85 anni, Siderno.
Ieri, infine, si è costituito uno dei 16 indagati risultati irreperibili nel corso della maxi-operazione che ha visto l'esecuzione del fermo a firma del procuratore di Reggio Giuseppe Pignatone, degli aggiunti Michele Prestipino e Nicola Gratteri, dei sostituti Antonio De Bernardo, Giovanni Musarò, Maria Luisa Miranda e, contemporaneamente dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Milano Giuseppe Gennari, con l'arresto di altre 180 persone. Carmelo Muià, detto "Mino", 38 anni, di Siderno, si è presentato alla caserma dei Carabinieri del paese di origine dove gli è stato notificato il provvedimento di fermo ed è stato accompagnato in carcere.
Fonte: Gazzetta del Sud 18-07-2010 @ 09:49
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